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Neishi

 
 
 
 

10 ottobre 2012

Alle 8 del mattino centinaia di persone, siamo tutti vestiti di bianco.
Un apparente caos organizzato regola le file, uno dietro l'altro aspettiamo nella sala che affaccia sul giardino. Si apre la porta ed entriamo in un'altra dimensione detta sala della Corrente, atmosfera sospesa: sedute su lunghe panche molte persone in meditazione, occhi chiusi, immobili. Fluisco nella corrente con i compagni della Prima volta per arrivare alla sala dei Medium, impressionante, emozionante, un tuffo al cuore ed un dissolversi di ogni sistema di pensiero.

Lungo le pareti, sulle poltrone, i Medium sono morbide, immobili statue bianche, dormono il sonno della mente razionale.
Sul fondo Joao, imponente sta incorporando una Entità, la nostra guida la riconosce dai gesti, dalla voce. Arrivati al nostro turno Ida mostra le foto che abbiamo portato poi presenta le nostre personali richieste.
Uno sguardo veloce, mi tocca la mano, un attimo, uno scarabocchio su un foglio bianco: ritorna alle 14.
Con lo scarabocchio vado alla farmacia: la ricetta è un tratto nero che non assomiglia a nulla, a nessuna lingua conosciuta, è una pura informazione che passa al “farmaco” appena la “farmacista” ritira il biglietto e ti consegna le pillole di passiflora che diventano il tuo rimedio, il veicolo dell'informazione.
Nessun bisogno di tradurre in un linguaggio, in una formula.

Perchè dunque mi riinvia?  La guida mi spiega che forse nel pomeriggio incarnerà un'entità più esperta nel rispondere alla mia domanda.
Ogni momento il mio sistema di pensiero urta contro un ostacolo.

Viene distribuita la “Sopa” la minestra fa parte del trattamento, è una medicina. Il primo miracolo è che riesco a digerirla!

Ritorno nella fila del pomeriggio, prima di entrare un aiutante chiede ai presenti chi vuole ricevere un intervento, sembra ribadire che sei tu a scegliere e nessun altro. Alzo la mano.

Ripetiamo il percorso del mattino ma questa volta superiamo Joao che non assomiglia più a quello di questa mattina, le stupende statue bianche sono sempre immobili.
Mentre gli sfiliamo davanti lui scrive i suoi magici foglietti senza neanche guardarci, almeno non con  occhi fisici. Entriamo nella stanza degli interventi, ognuno siede al suo posto sulle panche, l'aiutante raccomanda di tenere gli occhi chiusi, non aprirli per nessun motivo fino a nuova indicazione. Chi desidera l'intervento visibile si deve alzare.
Resto seduta.
Non so quanto dura l'intervento, qui il tempo ha una qualità veramente differente, sembra non scorrere. Nella sala saremo un centinaio.
Seguono sensazioni nel corpo e nella mente, pochi pensieri, contatti sul corpo, riconosco parti dove ho una memoria del dolore che per un attimo diventa percettibile. Sento una voce forte, autorevole, forse parla portoghese, la panca vibra, passi vicini, rumori ed altro che non ha parole.

Possiamo aprire gli occhi e uscire, qualcuno singhiozza, altri vengono accompagnati fuori.
Esco, in un battesimo di pioggia tropicale, non puoi ripararti, puoi solo accettare di bagnarti, inutile opporre resistenza.

Dopo l'intervento per 24 ore devi solo riposare, non scrivere, leggere, parlare, pertanto torno alla mia stanza in taxi e vi resto per infinite 24 ore, pezzi di sonno, di sogni, di ricordi, di emozioni.

Scadono le 24 ore, esco, torno alla Casa, mi sembra famigliare, incomincio a riconoscere qualcuno, cenni di saluto, sorrisi.
Ritorno per scrivere e riconosco che per cose nuove ci vorrebbero parole nuove.

 

 
 

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