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Neishi

 
 
 
 

12 ottobre 2012

Entro alle 7.30 del mattino e mi vado a sedere nella sala dei Medium, le statue bianche e mi adeguo: immobile. Quattro ore al mattino e sei (!) al pomeriggio per un totale di dieci ore di immobilità ed occhi chiusi.
Certo ogni tanto sbirciavo. Per 10 ore una fila ininterrotta passa davanti a Joao ed alle Entità, per ognuno qualche parola ed il foglietto.

Molti entrano nella sala degli interventi, gli interventi “visibili” si svolgono nel salone esterno, in pubblico. Molto pubblico Brasiliano oggi, giorno di festa, arrivano con autobus a due piani che continuano a scaricare famiglie.
Certo il folklore Brasiliano fa da involucro, aspetti devozionali cattolico-brasiliani, sono per noi un po' ostici. Preferirei un involucro sobrio, essenziale ma non per questo rinuncio al contenuto. Un tesoro incartato in una carta di mio gusto probabilmente qui non verrebbe raccolto e sarebbe perduto.
La devozione induce la tentazione di “chiedere” anziché “volere” cioè di delegare il proprio potere di creatori della realtà.
Anche la devozione e la fede sono potenti energie ma potremmo usarle semmai per “chiedere di volere” chiaramente per dirigere la nostra vita, per tenere  ben saldo il nostro potere.
Avere fede che noi stessi siamo i creatori.

Anche nella sala le preghiere, i canti non appartengono alla mia cultura ma l'intensa energia mi ripaga con abbondanza di questo disturbo.
Dopo i primi momenti corpo e mente diventano immobili, come a toccare un nocciolo pulito dalla polpa, una estrema essenzialità.
Mi concentro sulla mia domanda, diventa più lucida, ho delle intuizioni che dopo 10 ore assomigliano a premonizioni.
Pensieri, visioni improvvisi, imprevisti, infrangono la solita successione del discorso interiore, quello che ognuno di noi si annoia a ripetersi in ogni attimo vigile.
I soliti ostacoli che ci trasciniamo dietro e che si ripropongono in versioni solo lievemente diverse.
Quando siamo sulla montagna e temiamo di esserci persi, vediamo un segnale di pietre e siamo subito rassicurati di essere sulla giusta strada.
Ma nella vita spesso prendiamo a calci i segnali e ci arrabbiamo con loro, se solo li leggessimo come tali saremmo liberi.
Se sono qui, ora, è perché una successione di coincidenze mi hanno condotto, in Brasile, in questo luogo dove alcune cose mi affascinano ed altre mi urtano.

Per i prossimi quattro giorni alla Casa non ci sono attività. Siamo un po' preoccupate di questo vuoto che vorremmo subito riempire con una gita, qualcosa da vedere, da fare... ma siamo nel nulla.

 
 

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